Deep sea mining. Distruggere gli abissi per estrarre minerali può sembrare una buona idea…

estrazione mineraria

 

 

“La rivoluzione green” non si ferma davanti a niente…purtroppo

Nelle profondità nei fondali degli oceani, in particolare dell’Oceano Pacifico si trovano metalli preziosi e necessari per l’alimentazione della prossima generazione di auto elettriche, pannelli solari, turbine eoliche, smartphone e tutto quello che di tecnologico puoi pensare.

Tanto ci chiede la nuova transazione energetica green. Nuovi sviluppi tecnologici e tecnici lavorano per far avanzare questa nuova industria a fianco di lobby ben informate.

Le banche globali sono molto interessate ad investire in questi progetti poiché il costo dei minerali estratti è destinato a salire in modo esponenziale.

I metalli che interessano sono principalmente oro e argento utilizzati per i circuiti elettrici, rame per i cavi mentre cobalto, nichel, manganese e zinco  per le batterie elettriche.

Ci sono principalmente due posti dove i metalli richiesti dal settore sono reperibili in fondo agli oceani: le sorgenti idrotermali (fratture nel suolo dalle quali esce acqua fino a 400 gradi che si trovano in zone vulcaniche in corrispondenza di faglie o dorsali oceaniche) e le piane abissali. In queste zone il fango marino è disseminato di noduli polimetallici, questi si formano quando i metalli disciolti precipitano dall’acqua del mare formando frammenti rocciosi o detriti marini dentro i quali si trovano i metalli. A differenza delle sorgenti idrotermali, in corrispondenza delle quali si trovano soprattutto metalli preziosi, i noduli contengono principalmente rame  manganese zinco e cobalto.

Veniamo ora alle procedure estrattive: dopo una fase di esplorazione del fondale in cui veicoli a comando remoto sondano varie aree precedentemente identificate raccogliendo campioni, si identifica il luogo adatto. In seguito viene installata una stazione galleggiante o una nave che faccia da base operativa, quindi, grazie a strutture simili a draghe, il fondale marino viene scavato e i sedimenti vengono fatti risalire alla base o alla nave di supporto dove vengono separati dai metalli e rilasciati nuovamente in mare assieme ai materiali di scarto dell’estrazioni che alterneranno la composizione chimica dell’acqua con ovvie deturpanti conseguenze.

L’estrazione mineraria in fondali marini comporterà inevitabilmente la perdita della biodiversità delle profondità marine e una volta persa sarà impossibile da ripristinare.

Inoltre siamo in assenza di sufficienti conoscenze e mezzi per attuare le protezioni in caso di disastrosi effetti collaterali.

E i poveri pesci? Resi ciechi e soffocati per centinaia di kilometri dai sedimenti fini sollevati dalle macchine estrattive. Tali nubi, o meglio nebbie marine, trasportate dalle correnti si ridepositeranno sul fondo asfissiando e distruggendo le creature viventi anche molto lontano dall’area in cui si svolgono le operazioni di scavo.

Balene, tonni, squali e creature degli abissi abituate al buio e al silenzio perdono la Trebisonda con il rumore, le vibrazioni e l’inquinamento luminoso causato dalle attrezzature e dalle navi di superficie. Disastri ecologici dovuti a potenziali perdite e versamenti di carburante e prodotti tossici durante il lavoro di scavo potrebbero al solito far parte degli effetti collaterali che potremmo anche non vedere subito, ma a lungo andare…

Ricercatori e biologici hanno dichiarato che nelle profondità marine ci sono migliaia di specie per il 70% – 90% ancora sconosciute alla scienza. Questo è un esempio tangibile che conferma quanto poco sappiamo del funzionamento dell’ecosistema marino.

“L’estrazione minerali in acque profonde è rischiosa e potrebbe causare danni irreversibili all’oceano alla sua vita e alla sua capacità di mitigare il cambiamento climatico. Investire  in un settore così altamente insostenibile in un momento in cui dobbiamo ridurre la nostra impronta sul mondo naturale è irresponsabile. Così tuona Jessica Battle che gestisce la campagna No Deep Seabed Mining del WWF.

A giugno 2023 l’autorità internazionale dei fondali marini (Isa) ha bloccato i permessi ed escluso qualsiasi attività mineraria per tutto il 2023. Ma non è finita poiché una  legislazione ben chiara e definita non è ancora nata.

Allora noi, restiamo così…

ancora in alto mare… finché ce lo lasceranno e finché tale potremo chiamarlo.

 

Scegli consapevole, scegli sostenibile.

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