Siamo tutti fatti d’acqua grazie alla neve…

mano acqua

 

L’acqua ci è indispensabile!

Siamo fatti di acqua per il 90%. L’ acqua ci serve per tutto: lavarsi, fare la pasta, coltivare, irrigare, raffreddare macchinari, bere e dar da bere. Ma da dove arriva l’acqua che necessitiamo? La maggior parte dai ghiacciai, dalla neve: quella che si accumula in inverno sarà l’acqua che useremo in estate. Circa il 30% delle terre emerse è coperto da un manto nevoso stagionale mentre il 10% lo è permanente. Le alte montagne contengono circa la metà di tutta l’acqua dolce utilizzata dall’uomo: la neve ed i  ghiacciai svolgono pertanto un ruolo vitale per oltre un miliardo e mezzo di persone, ovvero, oltre il 20% dell’attuale popolazione.

Dove essa cade stagionalmente il  sistema funziona così: si deposita e riempie il serbatoio per  poi sciogliersi lentamente per evitare l’effetto distruttivo che causerebbe uno scioglimento immediato. Nel corso del disgelo si osserva un cospicuo rilascio di acqua in breve tempo e ciò è di fondamentale importanza per la vita degli organismi vegetali ed animali. Quanta saggezza e quante vite risparmiate. Con la riduzione dei ghiacciai diminuisce la disponibilità globale di acqua dolce. Nell’estate 2022, in Italia, la riserva idrica rappresentata dalla neve che si scioglie è finita a metà giugno, ovvero, un mese e mezzo prima di quello che sarebbe accaduto in una stagione normale.

Per il secondo inverno consecutivo assistiamo ad un deficit di neve sulle Alpi pari a circa il meno 56% rispetto al decennio 2011-2021 un deficit del 28% nelle Dolomiti e del 45% nelle Prealpi. E se pensiamo che il Po viene alimentato per il 60% dalla neve caduta in montagna quest’anno mancano circa 4 miliardi di metri cubi di quest’acqua.

Antichi tracciati, per noi nuovi, risorgono e riemergono dal lago di Garda come come quello  che collega la terraferma all’ dell’Isola dei Conigli. Quindi è sotto gli occhi di tutti che, non solo da oggi, viviamo in un periodo di siccità. Le scarse nevicate dell’inverno si sono sommate all’effetto di prolungati periodi di tempo mite non piovoso: in pratica il globo terrestre ha ricevuto solo un terzo della neve rispetto alla media dell’ultimo decennio.
Conoscere la quantità d’acqua che abbiamo in montagna è perciò fondamentale. Grazie allo snow water equivalent ( SWE ), acronimo che stima il  contenuto idrico della neve, consente di conoscere la quantità totale di acqua allo stato solido in essa immagazzinata e la sua distribuzione spaziale, noi  siamo purtroppo in grado di prevedere di che morte moriremo. La Valle d’Aosta è stata la prima regione d’Italia all’avanguardia che già da dieci anni, grazie ad un importante intuizione del gruppo di lavoro che comprende fondazione cima Arpa CVA e centro funzionale della regione autonoma della val d’Aosta,   ha sviluppato ed elaborato il modello che ci consente di avere a disposizione un quadro sempre aggiornato dell’evoluzione della risorsa idrica nivale.
A causa della crescita della popolazione del cambiamento dei modelli di consumo e per uno sviluppo socio economico sempre più iperbolico la domanda di acqua continua ad aumentare. Dagli anni ottanta è cresciuta del 1% all’anno e le proiezioni non sono rosee anche perché come stiamo notando si prospettano anni di siccità costante e progressiva. Inoltre, se le temperature aumentassero di 4-5 gradi rispetto alla terza era industriale, perderemo fino al 90% in volume e superficie dei ghiacciai, a quel punto sarebbe difficile ricostruire le risorse idriche della pianura padana per l’estate.

Quindi dovremo abituarci alla neve che cade a quote ogni anno più alte,  risparmiare molta acqua nella nostra quotidianità, aggiustare i nostri acquedotti colabrodo, diminuire drasticamente le emissioni di gas serra e rendere più sostenibile il nostro sistema di produzione. Lo spunto più interessante ci viene da Plan de Corones non unico, ma il più rilevante, dove da anni si utilizza la tecnica della neve artificiale. Con questa tecnica l’acqua viene nebulizzata e sparata in aria in maniera che a temperature leggermente inferiori allo zero si congela in piccoli granuli. La neve artificiale è molto più compatta di quella naturale e ghiaccia prima. Altro punto a favore dell’innevamento programmato è che non ha alcun effetto negativo sull’ambiente anzi compensa le mancate precipitazioni in inverno e conserva preziose riserve d’acqua che servono alla fauna alla flora. A spiegarlo è Andrea del Frari direttore Skirama Plan de Corones il quale sottolinea come l’acqua usata per la produzione della neve artificiale è raccolta in quattro bacini di raccolta alimentati dalle acque piovane da sorgenti e rivi e torrenti. In questi laghi artificiali possono essere raccolti oltre 215 mila metri cubi d’acqua abbastanza da riempire 86 piscine olimpiche. A quale costo? Il costo medio per un metro cubo di neve artificiale è di €2,50.
Non è certo la migliore delle soluzioni, certo resta al momento una possibile via da poter percorrere…ma la verità è che dobbiamo cambiare le nostre abitudini!

 

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