Aiuto! Nel 2030 nuoteremo nella plastica…dentro e fuori!

microplastiche nel sangue

 

Oramai l’inquinamento da plastica non ha confini e contamina acqua, aria e prodotti alimentari.

La chimica analitica Marja Lamoree e l’ecotossicologa Heather Leslie hanno da poco guidato un team per analizzare e documentare  la presenza di cinque diversi polimeri nel nostro apparato circolatorio. Quindi per la prima volta  sono riuscite a dimostrare la presenza di microplastiche nel sangue umano…

Purtroppo sono ancora moltissime le attività e le aziende che utilizzano ancora imballaggi di plastica monouso.

Il 50% di questi imballaggi in plastica viene utilizzato una sola volta e poi buttato. L’Italia è il secondo Paese consumatore di plastica in Europa e uno tra i primi produttori di polimeri. In pratica produciamo, vendiamo e acquistiamo scarto.

Solo nel 2020 sono state consumate 5,9 milioni di tonnellate di polimeri fossili, corrispondenti a quasi 100 kg a persona!!!

“In Europa, il 99% della plastica vergine viene prodotta utilizzando come materie prime petrolio e gas naturale2 e i combustibili fossili vengono impiegati anche per la generazione del calore necessario durante il processo produttivo. Ciò comporta l’immissione in atmosfera di circa 1,2 kg di CO2 per ogni kg di plastica3 , considerando la sola fase di produzione. Se si esaminano anche le emissioni di CO2 relative all’estrazione e alla raffinazione dei combustibili fossili, per la produzione di 1 kg di plastica si ha un totale di circa 1,7 kg di emissioni dirette di CO2.”

Anche il riciclo meccanico ha delle immissioni indirette, sono circa pari a 0,5 kg CO2 per ogni chilo di plastica. Molto meno rispetto alla produzione, ma la verità è che questo materiale dall’elevata dispersione e dalla scarsissima deperibilità deve essere eliminato.

“L’Unione Europea ha stabilito obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti ambiziosi mediante la cosiddetta Legge Clima6 al 2030 e la neutralità climatica al 2050. È evidente che il processo di produzione delle plastiche, anche considerando le emissioni della filiera produttiva a monte, con estrazione e raffinazione del greggio, così come la filiera a valle della trasformazione dei polimeri, non può essere considerata compatibile con gli obiettivi climatici, soprattutto alla luce dei ritmi di produzione e consumo attuali.”

(dati del thecnical report Ecco, Aprile 2022. Redatto in collaborazione con il Cluster Spring, Greenpeace e con le Università di Padova e di Palermo)

Ogni anno finiscono in mare 11 milioni di tonnellate di plastica e si prevede che questa cifra raddoppierà entro il 2030 e quasi triplicherà entro il 2040.

L’unione europea ha messo in atto una strategia sulla plastica nell’economia circolare (la cosiddetta Plastics strategy), adottata nel gennaio del 2018 e in base alla quale entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato europeo dovranno essere riutilizzabili o riciclabili.

Nel 2020 ha anche introdotto anche una plastic tax di 0,8 € per ogni chilo di plastica non riciclati prodotti in ciascuno Stato Membro. Il costo per l’Italia si dovrebbe aggirare intorno ai 900 milioni di €/anno …purtroppo questa tassa viene continuamente rimandata, a gennaio 2021, gennaio 2022  e adesso è stata rimandata a gennaio 2023.

I settori degli imballaggi, dell’edilizia e il settore automobilistico sono i principali consumatori di plastica nel nostro Paese e le materie plastiche più consumate nel nostro Paese sono le seguenti

il polietilene (PE):

Cavi elettrici, film per agricoltura, borse e buste di plastica, contenitori, tubazioni, strato interno di contenitori asettici per liquidi alimentari

Polipropilene (PP):

Zerbini, scolapasta, cruscotti e paraurti degli autoveicoli, tappi ed etichette delle bottiglie di plastica, reti antigrandine, custodie dei CD, capsule del caffè, bicchierini di plastica per caffè

Polietilentereftalato (PET):

Bottiglie, film, tubi, contenitori, etichette, contenitori per alimenti, indumenti, vele per imbarcazioni, corde

Polivinilcloruro (PVC):

Spalmatura di tessuti, superfici, serbatoi, valvole, rubinetti, vasche, fibre tessili, tubi per edilizia, cavi elettrici, profili per finestre, pavimenti vinilici, pellicole per imballaggi

Polistirene (PS) e Polistirene espanso (EPS):

Posate e piatti di plastica, involucri per uova, barattoli per yogurt, contenitori per CD, portatarghe, piastre di Petri, provette e micropiastre, lastre trasparenti, imballaggi, isolanti per l’edilizia

Poliammidi (PA):

Fibre, adesivi, sigillanti, nylon

Vi immaginate eliminare tutti questi prodotti???

Ma allora la soluzione qual’è?

  1. Serve una drastica riduzione dei consumi di plastica
  2. Incremento dei tassi di riciclo e di riutilizzo, che permettono di ridurre le emissioni e le importazioni di materiali intensivi.
  3. Utilizzo di bioplastiche.

In pratica per ogni nostra piccola operazione valutare un materiale alternativo, cercare di eliminare l’usa e getta e ponderare ogni singolo acquisto, non acquistando ad esempio un’etto di prosciutto dentro un’etto di plastica…

Questo vale per tutto.

 

 

Scegli sano, scegli sostenibile.

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